L'opaca parola del potere

Le parole del potere sono spesso opache. Dissimulano, nascondono. E anche la ricezione delle parole del potere spesso è opaca. Travisa, devia. D’Alema per esempio ha fatto assai bene a fondare una sua corrente filosofica, ma la filosofia richiede un certo rigore, come ben sanno gli ex normalisti pisani del cui novero l’ex ministro degli Esteri fa parte.
27 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 19:34 | 13 AGO 20
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Le parole del potere sono spesso opache. Dissimulano, nascondono. E anche la ricezione delle parole del potere spesso è opaca. Travisa, devia. D’Alema per esempio ha fatto assai bene a fondare una sua corrente filosofica, ma la filosofia richiede un certo rigore, come ben sanno gli ex normalisti pisani del cui novero l’ex ministro degli Esteri fa parte. Mettere in guardia la chiesa dal rischio spirituale di un patto demoniaco con il potere, ciò che D’Alema ha fatto evocando (s’immagina) le gesta libertine dei papi rinascimentali o altre tristizie simoniache della storia petrina, ha un senso dal punto di vista di frate Savonarola o di un fedele preoccupato della lealtà del corpo di Cristo alla sua testa, della sequela spirituale del Signore da parte del suo gregge accudito dagli eredi apostolici dei suoi primi pastori. Ma che senso ha da parte di un leader che si voglia laico e perfino serenamente ateo? In una prospettiva laica la chiesa può essere richiamata, nel segno dell’intolleranza anticlericale, al contegno, al ritegno, al riserbo, alla privatezza dei suoi riti. Oppure, secondo il modello americano lodato ieri dal cardinal Bagnasco, incoraggiata ad assumersi le proprie responsabilità pubbliche e sociali senza complessi. Ma che un capo laico e non credente inviti la chiesa a custodire come un bene prezioso la purezza inconcussa della fede, anatemizzando il “potere demoniaco”, questo ha un solo significato omiletico, per quanto opacizzato dal linguaggio politico: lasciateci lavorare e non disturbateci, noi e il demonio.
L’altra opaca avventura della parola pubblica riguarda Hillary Clinton. Volendo continuare a combattere contro Obama per la candidatura democratica, Hillary ha richiamato il fatto che suo marito Bill continuò a perseguire la nomination fino al giugno del 1992 e che Bob Kennedy fu ucciso nel giugno del 1968, dopo aver vinto le primarie californiane del suo partito. Ne è nato un grande scandalo internazionale e molti hanno detto: Hillary si è data la zappa sui piedi e ha evocato indirettamente un attentato mortale a Barack Obama, il suo lapsus indica che forse quella è la sua segreta speranza (un commento del Washington Post). Pazzia, la Clinton ha solo segnato la data di giugno con due esempi di evidenza storica diretta. Il vero lapsus è la quasi unanimità dei commenti. Questi sì che dimostrano come l’attentato mortale a Obama sia la segreta paura della società americana.